May
24

L’originalità di cui qui si parla non è eccentricità. Anche se agli occhi di molti un manuale scolastico digitale può apparire eccentrico fino ai limiti del “fuori di testa”. L’originalità di cui qui si parla è la freschezza del prodotto culturale.
Una delle sotto-tragedie dell’attuale sistema scolastico è la caduta di stile senza fine della gran parte dei manuali. Gli editori si rincorrono, questo è ovvio, ma a ciò si aggiungano le restrizioni economiche imposte dal mercato e dalle leggi, e ciò che ne conseguirà sarà una carneficina del sapere. E le semplificazioni non sono solo il semplice taglio ai contenuti per risparmiare sul numero di pagine, ma anche il taglio del personale di redazione, con il relativo aumento dei refusi sintattico-morfologici presenti sulle pagine di chi dovrebbe da esse imparare. Siamo ben messi….

BBN non produce oggetti di carta, e quindi è estranea alla logica aziendale che condiziona gli editori tradizionali. I nostri libri di testo – e «Civiltà in rete» ne è il paradigma – possono espandersi in maniera indeterminata, senza costituire un problema neppure per gli zainetti dei nostri ragazzi. E così, il primo manuale di storia per i licei integralmente digitale, si presenta nel suo primo “volume” – in realtà si tratta di 4 moduli assolutamente indipendenti – come una raccolta di quasi 700 pagine di ricerca storiografica totalmente originale.
Originalità scientifica. Non abbiamo inseguito il “come si fa la storia” nelle scuole, né abbiamo annusato l’aria che tira presso gli insegnanti stanchi di insegnare. Abbiamo ristudiato la storia. Abbiamo dialogato con gli esperti e chiesto loro di impegnarsi a divulgare il proprio sapere senza tradire la propria serietà, e dal contatto con gli esperti abbiamo tratto il nuovo materiale didattico utile a comporre un nuovo libro di storia.
Nuovo, certo. Non perché con più pagine a colori o con strane ricomposizioni grafiche di materiali obsoleti, ma perché riscrive la storia alla luce degli ultimi 15 anni di ricerca scientifica. Originale, dunque, perché non appiattisce il discorso su quello che gli insegnanti “si aspettano”, ma stimola a un aggiornamento dei saperi.

Mar
26

L’Egitto in rete

postato da Maurizio Chatel in Epoche e autori

Un manuale scolastico digitale è un testo mai finito…
L’impegno della ricerca non riguarda però solamente la parte dell’autore; perché sulla rete è in gioco ben più che un semplice processo di comunicazione didattica. Sulla rete, se si vuole farne una conquista di civiltà duratura, è in gioco il processo di apprendimento. Questo può significare, praticamente, che l’attività di approfondimento può rimbalzare tra autore e lettore e viceversa proprio grazie alle potenzialità messe in gioco dal medium, fino a un certo punto lo stesso per entrambi: Internet.
Si sa quanto fascino suscita lo studio della civiltà egizia. L’esoterico e l’’arcano ne fanno continuamente strazio, e questo affiora più che mai nella parte meno “nobile” del WEB. Ma, accanto alle trovate un po’ fumettistiche, quello che Internet contiene sull’Egitto è un vero pozzo di san Patrizio.
«Civiltà in rete», proprio per il suo particolare formato elettronico, abilita chi studia a consultare i siti Internet “in tempo reale”, vale a dire passando direttamente dalla lettura del libro alla lettura sul WEB. Nel testo compare una già nutrita serie di indirizzi a cui connettersi per gli approfondimenti, ma questi sono già stati selezionati in fase di stesura, e certamente coincidono col mondo di riferimento dell’autore, con quello che egli giudica soddisfacente. Cos’altro ci riserva il WEB? Perché non sfidare la sorte continuando la ricerca iniziati da altri? Perché non misurare proprio facendo ricerca quanto di solido si è appreso sulla materia? Cominciare a valutare il livello di comprensione raggiunta mettendolo alla prova sul campo, anche se è un campo virtuale? In fondo, la simulazione è un ottimo esercizio propedeutico per ogni genere di attività umana.
E allora vi propongo un esercizio: qui di seguito trovate una lista di indirizzi, tutti di pagine Internet dedicate all’Antico Egitto. Cominciate a sfogliare, e a valutare di volta in volta, alla fine dello studio del MODULO dedicato all’argomento, il grado di utilizzabilità e il valore storiografico di questi documenti…. Buona navigazione.

PS
Questo non vuol essere un panegirico di Internet. Me ne guardo bene. In fondo, la rete è “soltanto” un medium e, senza forse, anche più pericoloso dal punto di vista degli errori possibili. La stesura del MODULO dedicato all’Egitto è cominciata, ovviamente, dal livello “scientifico” che le compete, e i rimandi bibliografici sul testo lo possono dimostrare. Vorrei inoltre ricordare l’apporto che a questa mia fatica ha dato Alfredo Luvino, egittologo, consulente del Museo Egizio di Torino e autore di numerosi testi specialistici di carattere storico-archeologico. A lui devo i consigli e le correzioni che hanno permesso di portare alla fine un lungo lavoro di studio. Quando vi capitasse di passare per il nostro celebre museo, provate a prenotare una visita con lui: c’è da rimanerne molto soddisfatti.

L’Antico Egitto anno per anno (non finisce mai ;-) )
Un’associazione di egittologi
Tutto in Flash… mai visto niente di simile!
Lingua e letteratura
Provate a valutare la serietà di questo sito
C’è anche il forum di discussione
Una pagina di FAQ sull’Egitto
Un “portale” sterminato… attenti a non perdervi!
La musica
E i video, naturalmente
Tutto sul Museo delle antichità egizie di Torino

Siti in lingua inglese:
Uno sterminato archivio di documenti… come sceglierli?
Il papiro Westcar (?!)…
Forse il più serio di tutti… da cosa l’ho dedotto?
Una rivista specializzata
Per i più piccoli

… e altro ancora. A voi la ricerca…

Mar
23

Studiare la preistoria

postato da Maurizio Chatel in Epoche e autori

«Civiltà in rete» comincia dalla preistoria. Ma vale la pena spendere il già scarso tempo a nostra disposizione nell’orario complessivo, per un argomento come questo? Ancora una volta, e chiedo scusa per quello che potrebbe sembrare un vezzo, la mia risposta è: dipende.
Intanto che cos’è Preistoria? La domanda non è banale, perché a non porcela rischiamo davvero di sbagliare mira e muoverci vanamente. Infatti, lo studio della preistoria da sempre – almeno sui manuali scolastici – confonde storia della cultura (o antropologia culturale) e antropologia tout court, in una mescolanza di obbiettivi e argomenti che non dice nulla di buono sulla coscienza epistemologica di chi li scrive. Se lo studio della preistoria presuppone la conoscenza della teoria dell’evoluzione, e si limita ad una sua schematica rappresentazione cronologica, allora perché non lasciare l’argomento ai colleghi e ai libri di scienze, che ne sanno ben più di noi letterati?
Ma se invece intendiamo per preistoria gli stadi antropologici di formazione che sono presupposti per lo sviluppo delle strutture che stanno alla base dei fenomeni sociali e intellettuali dell’umanità, allora tale studio compete a noi che “sappiamo” di storia, e in modo assai profondo.
Come l’umanità impara ad apprendere (e quindi i fondamenti antropologici – e forse preistorici – dell’apprendimento); come l’essere umano controlla l’ambiente (e quindi come il rapporto dell’uomo con l’ambiente ha contribuito a modificare entrambi in un continuo processo di feedback che non ha origine coi Primati, ma ben prima); come si costituiscono i gruppi e le società (e quindi come si riconosce il modo umano di stare insieme nel mondo, già prima che si costituisse “una” storia); perché gli esseri umani sono diversi; cos’è che definisce il “confine” tra “prima della storia” e storia …. Questi, come si può ben notare, non sono problemi biologici o puramente scientifici, ma sono I problemi della storia. Che solo uno studio preliminare può definire, e aiutare a radicare nella coscienza dei giovani studenti.

Per la stesura di questo modulo devo ringraziare un amico senza il cui aiuto non avrei potuto andare oltre le buone intenzioni. Alberto Salza, che ha letto e ferocemente corretto le prime bozze del testo, dandomi l’idea precisa di cosa significa essere intellettualmente onesti e chiari, è un antropologo sperimentale, impegnato sia sul fronte accademico che su quello della ricerca sul campo.
Lo conobbi grazie a questo articolo, che dice di lui più di tante pagine encomiastiche. Di Salza esistono numerosi libri per l’ultimo dei quali è stato scritto:
«C’è un popolo invisibile, eppure non così lontano da noi: quello dei poveri “estremi”. È il popolo di chi non ha niente: né cibo, né acqua, niente istruzione, nessuna tecnologia, nessun diritto. Uomini e donne destinati a diventare sempre più poveri. Alberto Salza ha raccolto storie e personaggi durante annidi militanza e lavoro sul campo, dai villaggi dell’Africa alle periferie delle città occidentali, per raccontare che cos’è, oggi, la miseria. La tesi è provocatoria e inquietante: il mondo di chi è “senza” e quello di chi “ha” sono ormai separati e incomunicanti. È il preludio alla nascita di una nuova specie umana, quella dell’homo non habens.»
Come succede ogni volta che ci si mette in viaggio, e scrivere un libro è come mettersi in viaggio, prima di partire non si può immaginare quante persone importanti e decisive si incontreranno, persone che potranno dare alla nostra vita una svolta o segnarla di una nuova profondità. Se non avessi cominciato questo libro di storia dalla preistoria non avrei conosciuto Salza; e questo è già un buon motivo, per me, per riconoscere in questa decisione una decisione fortunata.

Mar
23

Inauguro questo spazio di confronto didattico con l’osservazione che più spesso, in questi anni di taratura nelle classi del nostro lavoro, mi è stata fatta. Non vorrei che la mia risposta apparisse ambigua; in tal caso, consiglio di avere pazienza e leggere il mio intervento fino in fondo.
Allora: «Civiltà in rete» è difficile? Dipende.
Prima di tutto sarebbe utile interrogarsi su che cos’è «Civiltà in rete». Indubbiamente è un “oggetto testuale”, ma con la caratteristica prioritaria di essere disseminato in una varietà di testi (o sottotesti?). In tal senso, la semplice lettura di una sezione del manuale staccata dalle altre può creare qualche difficoltà.
La difficoltà potrebbe invece risiedere nel capire come “trattarlo”. Difficoltà che si potrebbe superare a fronte di un’esauriente Guida alla lettura.
Può essere, infine, che la difficoltà di questo manuale risieda nella quantità di materiale che fornisce, tale da richiedere quasi una rivoluzione nella programmazione annuale. Ma se questo materiale non può essere utilizzato nella sua totalità, e se questa frammentarietà incide nella costruzione del percorso storico, allora il cerchio si chiude e «Civiltà in rete» può apparire oggettivamente un libro “difficile”. Tutto questo per dire che la presentazione di questo manuale non è una semplice operazione di marketing, ma uno spunto di riflessione sulla didattica della storia.

Allora riflettiamo. Mentre «Civiltà in rete» nasceva, ha preso progressivamente forma il dibattito sui libri digitali. Fin dall’inizio era mia intenzione scrivere un testo “diverso”, ma diverso come? L’amore per la diversità in sé è un esercizio vagamente narcisistico e sterile, soprattutto se applicato a una realtà come quella dell’educazione. Ma nel mio caso si presentava un’occasione d’oro per confrontarmi con un concetto di diversità assai concreto: la diversità del canale. Un processo di comunicazione efficace e pertinente deve incidere su tutti gli elementi che ne costituiscono la struttura: se cambia il canale – in questo caso la “rete” – il resto (codice, messaggio, sintassi ecc. ecc.) non può rimanere estraneo alla trasformazione: ne risulterebbe un ibrido privo di valore comunicativo.
Insegnare storia “in rete” richiedeva quindi una riflessione complessiva sia sulla storia che sul canale, ovvero su quali sono le proprietà strutturali che fanno di Internet quel potente mezzo di comunicazione che oggi è diventato. Ho dovuto, in altre parole, tarare le mie competenze di storico in funzione del nuovo mezzo, forzandolo ad accogliere il messaggio didattico senza storpiarlo, ma senza, a suo volta, far implodere il canale.
Ne è uscito un “oggetto” che tratta di storia nei modi tipici di Internet. Il discorso, cioè, si sviluppa a più livelli di linguaggio, da quello immediato dei fatti a quello più elevato e complesso dell’interpretazione critica; esso può essere scomposto e ricomposto; il materiale non pesa ma, messo tutto insieme, assume una dimensione di tutto rispetto; può essere usato da una platea scolastica piuttosto indifferenziata, a seconda di come viene composto; può anche essere scaricato in parte gratuitamente, nello spirito libertario della “rete”.
Ma «Civiltà in rete» non è solo questo. Cambiando la struttura del manuale, confezionandolo nel formato adatto ad essere trasportato lungo i fili del telefono, ho anche colto una possibilità didattica a mio parere decisiva: insegnare cos’è la ricerca storica insegnando la storia. E in tal caso, a chi vuole sperimentare il testo in tutta la sua “complessità”, si offre un itinerario di formazione davvero progressivo: perché di sezione in sezione, di parte in parte, il discorso storiografico si stratifica nei suoi elementi costitutivi: il lessico (Chiavi d’accesso), i dati (I fatti), l’interpretazione (Il contesto), la ricerca (I materiali). In un unico insieme, la storiografia come metodo si presenta allo studente in tutte le sue componenti, strutturate in modo tale da aiutarlo a crescere nella comprensione del fenomeno storico, passo dopo passo. A condizione, naturalmente, che l’insegnante sia disposto ad accompagnarlo.
E allora, per tornare alla domanda iniziale: «Civiltà in rete» è difficile? Se lo trattiamo come un libro, indubbiamente sì. Ma a chi ha una certa pratica di navigazione nel WEB il nostro manuale apparirà come un “semplice” prodotto digitale, come dovrebbe essere (speriamo) un buon prodotto digitale.

A voi la parola…

Mar
22

I CD di Civiltà in rete

postato da civiltainrete in Uncategorized

Pronti per le scuole i primi CD.

Aggiornamento: ecco una capture del ciddì (clicca per vedere le dimensioni reali)



Una nota: sono multipiattaforma, win e mac.

  civiltainrete

Questo è il blog collegato al testo digitale di storia per la secondaria superiore "Civiltà in rete" che, redatto da più autori, è curato da Maurizio Chatel. Se vuoi vedere il testo vai alla sezione umanistica. Se sei un insegnante puoi richiedere la copia saggio.