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Inauguro questo spazio di confronto didattico con l’osservazione che più spesso, in questi anni di taratura nelle classi del nostro lavoro, mi è stata fatta. Non vorrei che la mia risposta apparisse ambigua; in tal caso, consiglio di avere pazienza e leggere il mio intervento fino in fondo.
Allora: «Civiltà in rete» è difficile? Dipende.
Prima di tutto sarebbe utile interrogarsi su che cos’è «Civiltà in rete». Indubbiamente è un “oggetto testuale”, ma con la caratteristica prioritaria di essere disseminato in una varietà di testi (o sottotesti?). In tal senso, la semplice lettura di una sezione del manuale staccata dalle altre può creare qualche difficoltà.
La difficoltà potrebbe invece risiedere nel capire come “trattarlo”. Difficoltà che si potrebbe superare a fronte di un’esauriente Guida alla lettura.
Può essere, infine, che la difficoltà di questo manuale risieda nella quantità di materiale che fornisce, tale da richiedere quasi una rivoluzione nella programmazione annuale. Ma se questo materiale non può essere utilizzato nella sua totalità, e se questa frammentarietà incide nella costruzione del percorso storico, allora il cerchio si chiude e «Civiltà in rete» può apparire oggettivamente un libro “difficile”. Tutto questo per dire che la presentazione di questo manuale non è una semplice operazione di marketing, ma uno spunto di riflessione sulla didattica della storia.

Allora riflettiamo. Mentre «Civiltà in rete» nasceva, ha preso progressivamente forma il dibattito sui libri digitali. Fin dall’inizio era mia intenzione scrivere un testo “diverso”, ma diverso come? L’amore per la diversità in sé è un esercizio vagamente narcisistico e sterile, soprattutto se applicato a una realtà come quella dell’educazione. Ma nel mio caso si presentava un’occasione d’oro per confrontarmi con un concetto di diversità assai concreto: la diversità del canale. Un processo di comunicazione efficace e pertinente deve incidere su tutti gli elementi che ne costituiscono la struttura: se cambia il canale – in questo caso la “rete” – il resto (codice, messaggio, sintassi ecc. ecc.) non può rimanere estraneo alla trasformazione: ne risulterebbe un ibrido privo di valore comunicativo.
Insegnare storia “in rete” richiedeva quindi una riflessione complessiva sia sulla storia che sul canale, ovvero su quali sono le proprietà strutturali che fanno di Internet quel potente mezzo di comunicazione che oggi è diventato. Ho dovuto, in altre parole, tarare le mie competenze di storico in funzione del nuovo mezzo, forzandolo ad accogliere il messaggio didattico senza storpiarlo, ma senza, a suo volta, far implodere il canale.
Ne è uscito un “oggetto” che tratta di storia nei modi tipici di Internet. Il discorso, cioè, si sviluppa a più livelli di linguaggio, da quello immediato dei fatti a quello più elevato e complesso dell’interpretazione critica; esso può essere scomposto e ricomposto; il materiale non pesa ma, messo tutto insieme, assume una dimensione di tutto rispetto; può essere usato da una platea scolastica piuttosto indifferenziata, a seconda di come viene composto; può anche essere scaricato in parte gratuitamente, nello spirito libertario della “rete”.
Ma «Civiltà in rete» non è solo questo. Cambiando la struttura del manuale, confezionandolo nel formato adatto ad essere trasportato lungo i fili del telefono, ho anche colto una possibilità didattica a mio parere decisiva: insegnare cos’è la ricerca storica insegnando la storia. E in tal caso, a chi vuole sperimentare il testo in tutta la sua “complessità”, si offre un itinerario di formazione davvero progressivo: perché di sezione in sezione, di parte in parte, il discorso storiografico si stratifica nei suoi elementi costitutivi: il lessico (Chiavi d’accesso), i dati (I fatti), l’interpretazione (Il contesto), la ricerca (I materiali). In un unico insieme, la storiografia come metodo si presenta allo studente in tutte le sue componenti, strutturate in modo tale da aiutarlo a crescere nella comprensione del fenomeno storico, passo dopo passo. A condizione, naturalmente, che l’insegnante sia disposto ad accompagnarlo.
E allora, per tornare alla domanda iniziale: «Civiltà in rete» è difficile? Se lo trattiamo come un libro, indubbiamente sì. Ma a chi ha una certa pratica di navigazione nel WEB il nostro manuale apparirà come un “semplice” prodotto digitale, come dovrebbe essere (speriamo) un buon prodotto digitale.

A voi la parola…

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  Maurizio Chatel

Questo è il blog collegato al testo digitale di storia per la secondaria superiore "Civiltà in rete" che, redatto da più autori, è curato da Maurizio Chatel. Se vuoi vedere il testo vai alla sezione umanistica. Se sei un insegnante puoi richiedere la copia saggio.